CULTURA BUCKAROO 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
                Le radici della cultura buckaroos attraversano centinaia di anni ed appartengono a tre continenti. Furono i mori, che  
portarono le loro tradizioni di equitazione, usi e costumi dal Nord Africa alla Spagna. Selle, finimenti, gli stessi cavalli, le tecniche. 
 
Tutto fu tramandato agli spagnoli da questa antica civiltà nordafricana che aveva il cavallo al centro del proprio mondo. 
Un antico segreto dei Berberi era " il  segreto dell' uomo stà nel cuore  dei libri antichi, nel vento che sibila tra le criniere dei cavalli, 
nel tuono dello zoccolo che batte la sabbia". I cavalli Berberi infatti  sono nel patrimonio genetico dei cavalli spagnoli e quindi,  
dei cavalli americani. Con i viaggi che seguirono le prime spedizioni di Cristoforo Colombo, il cavallo iniziò lentamente a sconvolgere 
letteralmente la vita dei nativi americani e a permettere ai nuovi abitanti una veloce conquista del continente. 
 
 Gli spagnoli caricarono cavalli e bestiame sulle navi, attraversarono l'oceano con le stive cariche di animali per tre lunghi mesi di  
navigazione impossibile custodendo nel loro cuore le tradizioni dei mori che avevano tatuato, indelebili, nella cultura del cavallo 
spagnolo. Questo trapasso di tradizioni, che formarono il  Vaquero Spagnolo, a sua volta generarono il Vaquero Californiano e  
quindi l'odierno Buckaroo. La parola Buckaroo infatti non è altro che il nome "vaquero"  storpiato sedondo lo slang degli Anglos. 
Vaquero diventa buck-e-roo in un primo momento e buck-a-roo in un secondo tempo.Ma facciamo un passo indietro. 
 
 I  primi vaqueros spagnoli, in America, lavoravono nei vastissimi Ranchos del vecchio Messico, enormi appezzamenti di terra selvaggia 
, ostile, senza orizzonti        conosciuti, che venivano amministrati da uomini a cavallo, intenti a sviluppare l'allevamento dei bovini nel 
nuovo mondo. Nel 1760, alcuni vaqueros si spinsero a nord, con la spedizione di Portola che seguiva fini espansionistici per la corona  
di Spagna. La spedizione, come tutte, portava con se enormi mandrie di manzi,  vacche e tori, remudas di centinaia di cavalli, carri, e 
soldati coperti di elmi e armature leggere. 
Lentamente gli spagnoli si  insediarono nell'odierna California fondando piccoli  centri, missini e grandissimi Ranchos. 
 Ebbe inizio l'epoca ei "Dons", ovvero dei nobili latifondisti spagnoli che amministravano le aciendas e i ranchos. Agli inizi del XIX secolo 
i ranchos e le missioni iniziarono gli scambi commerciali con i mercanti del New England. L'unica fonte di guadagno, per questa nuova 
provincia sèagnola (La California appunto), erano  le pelli di vacca, che venivno conciate a migliaia e scambiate come denaro contante, 
con i mercanti dell'est.  
 
 
 
 
 
 
 Il grande movimento, legato alla  cultura del cavallo e del bestiame in Nord America iniziò qui. L'argomento di riferiimento del 
commercio era il bestiame, ma al centro della cultura c'era il cavallo. Nei ranchos i dons facevano arrivare dall'Europa, fattrici e 
stalloni di razza iberica, purosangue inglesi, arabi e cavalli pesanti  per tirare attacchi e mezzi di trasporto. Sulle navi, di nuovo, 
venivano caricati cavalli, accuditi durante il lungo viaggio, sbarcati in Messico.  
Dal Messico, allora ancora Nueva Espana, come veniva comunemente chiamato, degli speciali caballeros e vaqueros, armati di tutto 
punto con piche e spingarde, con al seguito carovane di muli e carri trainati da buoi, arrancavano verso la California prendndosi cura 
dei cavalli destinati alle missioni ed ai ranchos.  
Nei vecchi documenti, ritrovati in Messico ed in California, si sono rinvenuti alcuni fogli di pergamena con ordini espliciti che 
obbligavano, in caso di maltempo,  pericolo qualsiasi problema, di mollare provviste e mercanzie ma salvare i cavalli, la biada ed il  
foraggio loro destinato per il viaggio. In più di un'occasione, alcuni  vaqueros furono giustiziati, una volta giunti a destinazione, 
perchè avevano consegnato uno stallone o una fattrice in pessime condizioni. Il cavallo, in quel   momento storico e in quel territorio, 
rappresentava davvero un perno intorno al quale ruotavano gli usi, i costumi e la stessa vita di un nuovo popolo che tentava di  
 conquistare quella terra selvaggia e primordiale. 
Gli spagnoli, per tradizione, come ancora oggi sono soliti fare, non m,ontavano le femmine, che tenevano solo come fettrici, ma 
soltanto cavalli interi. Solo quando                      i vaqueros scavalcarono la Sierra per espandersi nel GREAT BASIN e incontrarono 
le tradizioni degli anglos, venne in uso castrare i cavalli. Ma ancora oggi,  difficilmente un buckaroo monterà una femmina, 
tranne in rarissimi casi. 
 
 I vaqueros, comunque si insediarono perfettamente in California, adattandosi con grande gioia al suo clima, così simile a quello  
mediterraneo, utilizzando le enormi risorse di ottimo legno di quercia delle colline della fascia pedemontana e soprattutto paqscolando 
migliaia di capi nei vastissimi pascoli di erba grassa e ricca di sali minerali. 
 La California a quel tempo doveva sembrare il paradiso. La gente che abitava questa regione iniziò a chiamarsi, autonomamente, Californios.  
 I Californios erano spagnoli, ma erano pochi, così iniziarono ad insegnare agli indiani ed ai mestisoz  l'arte dell'equitazione da lavoro, 
per poter controllare un così  vasto territorio. 
 
Un rancho degno di questo nome arrivava comunemente a misurare almeno mezzo milione di ettari. Tra il 1769 ed il 1848, i vaqueros 
svilupparono un particolare stile  di monta ed un originale uso di finimenti ed attrezzature varie di chiara influenza ispanica, ma  
riadattate alle esigenze americane. Il loro equipaggiamento era  totalmente realizzato da artigiani esperti, finemente decorato con  
argenti, crine di cavallo, cuoio e pellami pregiati. e  imoccature riflettevano la passione per  questo tipo di lavorazione ed erano anch'essi 
raffinati pezzi d'arte, comunemente impiegati nel lavoro quotidiano. Dal 1850, la reale proprietà delle terre  californiane passò lentamente 
nelle mani degli angloamericani, ma i vaqueros continuarono a lavorare e dirigere le vastissime rangelands, con la stessa fierezza ed il 
 medesimo attaccamento delle tradizioni.  
 
                                                                                                                                          
                
Dopo il 1860, in seguito  ad un periodo di lunga sicciatà ed al restringimento, a livello legislativo, delle libertà concesse ai rancheros,  
gli allevatori californiani  guardarono alle regioni che si estendevano, selvagge, aldilà della Sierra Nevada. 
Uomini avventurosi come John Devine, i fratelli Altube, Peter French ed Henry Miller, iniziarono a costruire ranches nella regione che 
oggi rappresenta il vero  buckaroo country, ovvero il Nevada settentrionale, l'Oregon orientale e la regione del fiume Owhyee nell'Idaho  
del sud. I vaqueros che scortarono le enormi  mandrie di bovini dalla California, portarono con loro gli antichi metodi di addestramento, 
le loro visalia (slick fork e centerfire riggin), gli hackamores in rawhide  (bosal), gli spade bit, le redinatas.e iromal e i ropes  in cuoio crudo 
intrecciato chiamati reatas. Nella nuova rochland i californios passaronolentamente le tradizioni della loro cultura di horseman agli 
immigrati irlandesi, scozzesi e italiani ( ancora oggi molti sono i cognomi italiani che si trovano in questa area) ma anche  ai pastori baschi 
ed agli indiani Paiutes, western Shoshonese Bannock. Anche alcuni afroamericani, che avevano raggiunto il nord-ovest con le grandi  
cattle driver dal lontano Texas, appresero le tecniche dei californios. 
 
Agli inizi del ventesimo secolo, i leggendari vaqueros che per primi erano arrivati nel Northen Great Basin, gente come Chino Bendugo, 
Juan Redon, Rafael Remudas (secondo i registri della O.H. Society)  e Lolo Mundz, non erano più in attività nei ranches. Troppo vecchi 
oppure già passati a cavalcare su pascoli più  verdi. Per colmare il vuoto immenso che questi frontiersman lasciarono agli inizi del '900,  
alcuni cavalieri presero il loro posto, chiamarono se stessi BUCKAROOS. 
 
Un secolo dopo, ancor oggi, fieri sulle loro selle wade o visalia, protetti dai loro californio style Hats e custodit nei chinks di cuoio, 
i buckaroos cavalcano nelle sterminate distese di sagebrush, indomiti, integralisti, duri nelle loro maniacali idee sulle tradizioni. 
 
 Le zone di riferimento topografico  sono le stesse, Oregon, Nevada, Idaho. Medesime sono le caratteristiche, le tradizioni e le tecniche 
. Oggi questo tipo di  cultura, relegata per decenni a ruolo di folclore dall'industria del western riding moderno, rivive un momento di 
inaspettata gloria. Sciami di cavalieri inconsapevoli  si vedono seduti su selle wade, infilati in improbabili cinks borchiati e con le mani 
impiccate da costosissimi romals. 
 
 
                        ............................... ci nasci e ci muori Buckaroo, non ci diventi !!! 
 
 
                                                                                                                                                                ( Testo a cura di Andrea Mischianti)